domenica, aprile 17, 2005

 

 26 III 1979

     Stanotte è morto Ugo la Malfa. Varie possono essere le considerazioni possibili a proposito di questo decesso, non ultime quelle relative alle indubbie qualità e all’indubbia sensibilità politica di questo uomo politico. Ma c’è una cosa che suscita la mia perplessità: accadde per Moro, ma lì c’erano problemi legati a tutta la vicenda, ai suoi significati più oscuri e più inquietanti -tanto per usare un eufemismo di moda. Accade di nuovo ora per la morte di La Malfa. Che cosa? ecco qui: alla scomparsa naturale di un uomo politico in uno Stato che si ritiene sia sotto un regime democratico è attribuita una rilevanza non umana, non, in certa misura, culturale, ma per l’appunto politica che urta in modo inconciliabile con quel connotato di democrazia che dovrebbe essere proprio del regime politico e del corso culturale in Italia nel 1979. Si arriva a dire che senza La Malfa non sarà più la stessa cosa, che senza questo indubbio uomo di Stato e di governo si aggraverà la crisi politica del nostro paese. Si arriva cioè ad attribuire valore carismatico, un valore che è difficilmente compatibile con il concetto della democrazia, ad una figura politica che in quanto possa essere stata gigantesca, e <quella di> La Malfa non lo fu (anche se qui dovrei ridire: non si dovrebbe mai parlare di figure gigantesche in un regime democratico), per quanto possa essere stata imponente sotto ogni punto di vista, se è il prodotto di un’epoca, se è il prodotto di una temperie storico-culturale, d’una società, deve essere tale o da essere facilmente sostituita, nella sua funzione politica, o da essere onorata democraticamente con il seguirne -criticamente- e il proseguirne l’opera.

     Il fatto è che la democrazia è o dovrebbe essere governo di mediocres, cioè di uomini non particolarmente dotati -di un superdotato ne abbiamo avuto già uno di troppo- ma di uomini uguali, capaci soprattutto di essere tali sia nel senso di non aspirare all’egemonia individuale, sia nel senso di essere coscienti del proprio essere uomini, della propria dignità umana e civile, con tutti gli obblighi, con tutto l’impegno (engagement) che l’essere uomo e ciuis, uomo civile comporta, senza missioni, senza grandeur.

    Perché crisi? perché La Malfa insostituibile come tale? come uomo politico? come può un uomo di più di settanta anni essere insostituibile? e perché non si potrebbe sostituirlo con chi ne seguiti l’azione? perché nessuno ha quell’autorità personale, individuale, tale da farsi ascoltare? ma non è il prestigio o il potere personale che fanno la democrazia; è il valore delle idee e il peso del potere democratico che le sostiene; idee che per essere tali da costituire stimolo devono possedere la consonanza con gli interessi delle masse.

   Non è con gli eroi che si costruisce la democrazia, e noi in Italia purtroppo abbondiamo di eroi e di martiri.

 

            Riproduco qui, impudicamente, questa pagina di un brevissimo diarietto di quando avevo trentaquattro anni, senza modificarne nulla, salvo la punteggiatura e con la sola aggiunta delle parole tra “<>”, e dunque con tutte le ingenuità di una persona ancora abbastanza giovane -ma che non avrebbe mai accettato di essere qualificato, come pure oggi si fa, un “ragazzo”, e infatti non lo ero, a trentaquattro anni- per dire, per testimoniare con quanto sgomento ho vissuto le manifestazioni di idolatria secolarizzata alle quali mi è toccato di assistere in occasione della morte del papa. Si obietterà: ma il papa non c’entra nulla con la democrazia. E’ vero. Però c’entra con la cultura di una società. E’ vero, infatti, che si tratta di eventi diversi; tuttavia si tratta di eventi che sono indissolubilmente legati alla vicenda umana, alla condizione umana, e per questo possono essere considerati come paragonabili. Soltanto all’interno di questa condizione essi assumono un autentico significato: si tratta, infatti, della morte di persone umane.

         Aggiungo che è all’interno della condizione umana che si definisce il sacro, che con l’idolatria non ha assolutamente nulla a che spartire. E posso dire di aver assistito alla profanazione di ciò che di sacro c’è sempre nella morte di una persona umana, una profanazione cui hanno concorso la macchina dello spettacolo mediatico, le istituzioni del governo laico di un Paese democratico e, quel che è più grave, le istituzioni religiose. Tanto che religiosi dotati di ragione critica non hanno condiviso la carica spettacolare e propriamente profana che a quell’evento è stata impressa e che allontana dalla sostanza delle cose.

 

scritto da bezuchov | 15:49 | commenti (11) | Torna su

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Pierre Bezuchov