sabato, settembre 24, 2005

Il sole splendeva pesante sul mare quasi in uno specchio di piombo (R. Musil)

Aspro Ioannes (Itaca)

Lo so, mi ripeto, ma questa mi sembra che renda meglio un mio pensiero costante.

 

 

scritto da bezuchov | 12:28 | commenti (5) | Torna su


martedì, settembre 13, 2005

OMBRA 

 

Uomo che speri senza pace,

Stanca ombra nella luce polverosa,

L’ultimo caldo se ne andrà a momenti

E vagherai indistinto...

 

(1927)

G. UNGARETTI, Il sentimento del tempo in UNGARETTI, Vita d’un uomo. Tutte le poesie (a cura di L. Piccioni), Milano, 1969, p.140.

 

scritto da bezuchov | 09:58 | commenti (2) | Torna su


sabato, settembre 10, 2005
«Davanti all’uomo di Alvito, il Ponzio Pilato di Arcore si è lavato le mani e ha detto: non mi compete». Così Massimo Giannini commenta in Il retroscena. Francoforte prepara l’atto d’accusa al Governatore (La Repubblica di oggi sabato 10 settembre 2005, pp.1 e 3. La citazione è tratta da p.1). E così è, invero. Perché, ci domandiamo, questo sfarinamento  del governo del nostro Stato davanti al problema che il governatore della Banca d’Italia ha creato con comportamenti poco conformi a quelli che dovrebbero essere propri di un’autorità indipendente di vigilanza e in genere d’un dirigente di una banca centrale (o almeno con comportamenti che tali sembrano: il che è sufficiente a rendere la sua permanenza in carica fortemente pregiudizievole del prestigio dell’istituzione alla cura della quale è preposto e dunque dell’immagine generale e all’indipendenza stessa del nostro Paese)? Ma perché appunto la materia non è di competenza del governo.
La materia finanziaria e particolarmente quella bancaria in Italia è di competenza dell’unica istituzione che appunto in Italia mantiene inalterati alcuni poteri, senza sfarinamenti e senza tentennamenti, con continuità secolare e con un rigore che dovrebbe riempirci di ammirazione; un’istituzione che naturalmente non se ne occupa direttamente, ma per mezzo del proprio strumento operativo, oggi potente e ben ramificato e rappresentato quanti altri mai: l’Opus Dei. Con ciò il nostro Presidente del Consiglio, il cui partito molti di noi -sembra la maggioranza-, qualche hanno fa hanno reiteratamente votato, si mostra non solo coerente, ma anche rispettoso della ripartizione dei poteri e delle competenze in modo davvero encomiabile.
Ma se tutto questo ha un fondamento di verità, la domanda è: la Lega bossiana che, difendendo il dott. Fazio afferma di difendere l’autonomia della Banca d’Italia, quali rapporti intrattiene con le gerarchie ecclesiastiche? Ovvero, meglio: le gerarchie ecclesiastiche che interessi hanno con un movimento che ha nel suo programma un allentamento della tenuta dell’unità del nostro Stato (parlando eufemisticamente)?

Non è che sia una maniera entusiasmante per iniziare un nuovo anno di lavoro; ma tant’è: hic Rhodus hic salta.

scritto da bezuchov | 13:04 | commenti (3) | Torna su


mercoledì, agosto 10, 2005

Da "La Repubblica" del 10 agosto 2005, p.17. Vignetta di Bucchi.

E con questo pensiero me ne vado un po', ma soltanto un po', in vacanza. Spensierato quanto è possibile.

Buone vacanze a tutti: che possiate essere spensierati quanto è possibile.

scritto da bezuchov | 11:13 | commenti (2) | Torna su


giovedì, luglio 21, 2005

 

La persona in questione però aveva uno spirito così vivo che seguitavano a scaturirle dal cervello giudizi bell’e fatti, per la semplice ragione che altri giudizi anch’essi bell’e fatti spingevano per uscir fuori a loro turno.

R. MUSIL, Pagine postume pubblicate in vita, Torino, 2004 (Pensione Nimmermehr, p. 45; ho sostituito con le parole “La persona un questione” il nome originale del personaggio descritto dall’autore; infatti quel personaggio non poteva, come non potrebbe vantare di essere l’esclusivo portatore della qualità che qui gli viene attribuita).

 

 

scritto da bezuchov | 00:00 | commenti (2) | Torna su


sabato, luglio 16, 2005

 

Una lettura interessante in questo post di Mirumir:

http://mirumir.blogspot.com/2005/07/its-occupation-baby.html

che rinvia a questo sito 

http://www.amconmag.com/2005_07_18/article.html

 

scritto da bezuchov | 13:15 | commenti | Torna su


lunedì, luglio 11, 2005

Per mantenere vivo l'uso della critica, l'unica "arma" di cui noi, poveri ignari, destinatari attuali o potenziali delle violenze altrui e dell'altrui volontà di potenza, disponiamo:

http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&task=viewarticle&sid=7594

 

 

scritto da bezuchov | 12:42 | commenti | Torna su


giovedì, luglio 07, 2005

Dappertutto: le pecore si sentono stupide e inquiete all’avvicinarsi dell’uomo, conoscono ormai i colpi e le sassate della malvagità.

 

R. MUSIL, Pagine postume pubblicate in vita, Torino, 2004 (Le pecore, viste diversamente, p. 25).

 

 

http://www.magic-valley.ch/cani/pecorefoto.htm

 

scritto da bezuchov | 11:01 | commenti (1) | Torna su


venerdì, luglio 01, 2005

In realtà non ho molto da dire; ed è anche per questo che taccio; però...però, non mi sembra del tutto inutile rifarmi vivo, dopo tanto tempo, con le parole di un grande scrittore del Novecento; e lo faccio perché da una vita apsettavo di trovare una rappresentazione di quel che nei miei occhi è l'immagine della distesa del mare in un giorno d'estate. Eccola:

Il sole splendeva pesante sul mare quasi in uno specchio di piombo.

L'ho trovata nelle Pagine postume pubblicate in vita di R. Musil e precisamente nel capitolo Le pecore, viste diversamente (p.25 dell'edizione Torino, 2004). Altre parole di questo scrittore mi attraggono, quasi fossero aforismi involontari, sintesi fulminanti di aspetti della nostra vita quotidiana, della nostra esperienza. Penso che ne metterò qualcuna su questo blog, così, tanto per continuare un mio discorso.

 

scritto da bezuchov | 23:44 | commenti (2) | Torna su


domenica, aprile 17, 2005

 

 26 III 1979

     Stanotte è morto Ugo la Malfa. Varie possono essere le considerazioni possibili a proposito di questo decesso, non ultime quelle relative alle indubbie qualità e all’indubbia sensibilità politica di questo uomo politico. Ma c’è una cosa che suscita la mia perplessità: accadde per Moro, ma lì c’erano problemi legati a tutta la vicenda, ai suoi significati più oscuri e più inquietanti -tanto per usare un eufemismo di moda. Accade di nuovo ora per la morte di La Malfa. Che cosa? ecco qui: alla scomparsa naturale di un uomo politico in uno Stato che si ritiene sia sotto un regime democratico è attribuita una rilevanza non umana, non, in certa misura, culturale, ma per l’appunto politica che urta in modo inconciliabile con quel connotato di democrazia che dovrebbe essere proprio del regime politico e del corso culturale in Italia nel 1979. Si arriva a dire che senza La Malfa non sarà più la stessa cosa, che senza questo indubbio uomo di Stato e di governo si aggraverà la crisi politica del nostro paese. Si arriva cioè ad attribuire valore carismatico, un valore che è difficilmente compatibile con il concetto della democrazia, ad una figura politica che in quanto possa essere stata gigantesca, e <quella di> La Malfa non lo fu (anche se qui dovrei ridire: non si dovrebbe mai parlare di figure gigantesche in un regime democratico), per quanto possa essere stata imponente sotto ogni punto di vista, se è il prodotto di un’epoca, se è il prodotto di una temperie storico-culturale, d’una società, deve essere tale o da essere facilmente sostituita, nella sua funzione politica, o da essere onorata democraticamente con il seguirne -criticamente- e il proseguirne l’opera.

     Il fatto è che la democrazia è o dovrebbe essere governo di mediocres, cioè di uomini non particolarmente dotati -di un superdotato ne abbiamo avuto già uno di troppo- ma di uomini uguali, capaci soprattutto di essere tali sia nel senso di non aspirare all’egemonia individuale, sia nel senso di essere coscienti del proprio essere uomini, della propria dignità umana e civile, con tutti gli obblighi, con tutto l’impegno (engagement) che l’essere uomo e ciuis, uomo civile comporta, senza missioni, senza grandeur.

    Perché crisi? perché La Malfa insostituibile come tale? come uomo politico? come può un uomo di più di settanta anni essere insostituibile? e perché non si potrebbe sostituirlo con chi ne seguiti l’azione? perché nessuno ha quell’autorità personale, individuale, tale da farsi ascoltare? ma non è il prestigio o il potere personale che fanno la democrazia; è il valore delle idee e il peso del potere democratico che le sostiene; idee che per essere tali da costituire stimolo devono possedere la consonanza con gli interessi delle masse.

   Non è con gli eroi che si costruisce la democrazia, e noi in Italia purtroppo abbondiamo di eroi e di martiri.

 

            Riproduco qui, impudicamente, questa pagina di un brevissimo diarietto di quando avevo trentaquattro anni, senza modificarne nulla, salvo la punteggiatura e con la sola aggiunta delle parole tra “<>”, e dunque con tutte le ingenuità di una persona ancora abbastanza giovane -ma che non avrebbe mai accettato di essere qualificato, come pure oggi si fa, un “ragazzo”, e infatti non lo ero, a trentaquattro anni- per dire, per testimoniare con quanto sgomento ho vissuto le manifestazioni di idolatria secolarizzata alle quali mi è toccato di assistere in occasione della morte del papa. Si obietterà: ma il papa non c’entra nulla con la democrazia. E’ vero. Però c’entra con la cultura di una società. E’ vero, infatti, che si tratta di eventi diversi; tuttavia si tratta di eventi che sono indissolubilmente legati alla vicenda umana, alla condizione umana, e per questo possono essere considerati come paragonabili. Soltanto all’interno di questa condizione essi assumono un autentico significato: si tratta, infatti, della morte di persone umane.

         Aggiungo che è all’interno della condizione umana che si definisce il sacro, che con l’idolatria non ha assolutamente nulla a che spartire. E posso dire di aver assistito alla profanazione di ciò che di sacro c’è sempre nella morte di una persona umana, una profanazione cui hanno concorso la macchina dello spettacolo mediatico, le istituzioni del governo laico di un Paese democratico e, quel che è più grave, le istituzioni religiose. Tanto che religiosi dotati di ragione critica non hanno condiviso la carica spettacolare e propriamente profana che a quell’evento è stata impressa e che allontana dalla sostanza delle cose.

 

scritto da bezuchov | 15:49 | commenti (11) | Torna su

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Pierre Bezuchov